Il 25 aprile di quest'anno viene ad avere un duplice significato. Uno è quello propriamente anagrafico: sessantuno anni fa l'Italia era finalmente libera dall'occupazione tedesca e il regime di Salò si dissolveva come neve al sole. L'altro è quello che con le elezioni del 9/10 aprile, con la vittoria dei partiti alleati nel simbolo dell'Unione, l'Italia può voltare pagina e chiudere un triste periodo in cui il Paese è rimasto fermo e annichilito. Ma il futuro non si presenta roseo, come non lo era in quell'alba di nuova Libertà del 1945. Il Paese era pieno di rovine e diviso. Sessantuno anni dopo, dopo solo cinque anni di un governo che chiamarlo di destra è un eufemismo, continua ad essere spaccato in due ed economicamente, industrialmente a pezzi. Con la differenza che non ci sarà un piano Marshall a venirci in aiuto. In compenso abbiamo un debito pubblico che veleggia verso il 108% rispetto al Pil. Cinque anni fa non supera il 104%. Ma non è tanto il debito in sè a fare paura quanto che la metà degli italiani non vuole accollarsi questa "Tassa di Successione" che governi irresponsabili, della prima e seconda Repubblica, hanno aiutato a far crescere e che i governi Amato, Ciampi, Dini, Prodi, D'Alema e infine ancora Amato hanno saputo contenere con manovre economiche da lacrime e sangue. Cinque anni di malgoverno le hanno rese inutili.Oggi ci ritroviamo, più stanche e più poveri, chiamati all'ennesimo sacrificio, mentre la metà degli Italiani si rifiuta, votando ancora una volta all'uomo del destino, che ci ha trascinati in questo cul de sac, a collaborare alla salvezza del paese se non per sè, per i propri figli. E' una situazione che fa pensare: metà di un popolo, tra i più colti del Mondo, che desidera praticamente suicidarsi. Consegna ad un uomo la corda con la quale li possa impiccare. A sessantuno anni da quel 1945 ci si deve chiedere che Paese è oggi l'Italia. Una classe dirigente figlia della Resistenza ha sbagliato al punto di riconsegnare il paese ad una destra miope, arrogante ed egoista. Quale classe dirigente se, dopo cinque anni di malgoverno, alcuni trovano il coraggio di offrire la Presidenza del Senato all'opposizione. Un'opposizione che denuncia brogli, quando lo stesso suo Ministro commenta che le elezioni si sono svolte nel più limpido dei modi. Si propone ancora una volta un classico della destra populista: il mito della vittoria mutilata. Non basta l'esperienza della bicamerale di Dalemiana memoria ? Ci dobbiamo rendere conto che siamo arrivati all'ultima spiaggia. Il risultato elettorale conseguito è insieme esaltante, perché per la prima volta la sinistra ha conseguito, seppure per un'incollatura, la maggioranza dei voti, e terribile perché non ammette sbandamenti ed errori. Siamo alla linea del Piave: eventuali errori il popolo della sinistra non li potrà perdonare mai, perchè siamo al capolinea; sbagliare oggi significherebbe riconsegnare il Paese alla destra, ma non ad una destra qualunque, ma a quella dove il figlio dell'operaio non potrà che aspirare a fare il mestiere di suo padre, per di più da precario. Una destra dove la divisione in classi verrebbe sancita una volta per sempre, per generazioni. L'Italia diventerebbe un popolo di ricchi "baroni" e di lazzaroni. Come il Mezzogiorno stava e, purtroppo, sta ancora al resto del Paese, così l'Italia sarà rispetto al resto dell'Europa. Riflettiamo su questo 61° Anniversario della Liberazione, non facciamo che diventi il nostro epitaffio. Se non per noi, per i nostri figli, e per tutti coloro che sono morti con la parola Libertà sulle labbra.
Facciamo in modo che non sia un'altro sacrificio INUTILE.
Alessandro |